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Safeword e Safe Signal

L’evoluzione del linguaggio e la comunicazione del consenso

Il linguaggio è una delle più straordinarie conquiste dell’essere umano. La sua evoluzione non è stata soltanto un progresso cognitivo, ma anche un’esigenza adattativa per la sopravvivenza della specie. La capacità di comunicare attraverso parole e gesti ha permesso all’uomo di coordinare attività, trasmettere conoscenze e rafforzare legami sociali, trasformandolo in un animale altamente cooperativo.

Inizialmente, la comunicazione si basava su segnali non verbali, espressioni facciali e vocalizzazioni rudimentali, strumenti indispensabili per l’organizzazione dei primi gruppi sociali. Con lo sviluppo delle capacità cognitive, il cervello umano ha affinato la sua capacità di elaborare suoni complessi e strutturati, portando alla nascita del linguaggio articolato. Questo processo non solo ha rivoluzionato le dinamiche sociali, ma ha anche posto le basi per la costruzione di codici condivisi, capaci di trasmettere significati precisi e di stabilire regole comuni.

In ogni epoca e contesto culturale, il linguaggio ha giocato un ruolo fondamentale nella definizione delle interazioni sociali e dei rapporti di potere. Il concetto stesso di consenso si è sviluppato grazie alla capacità di negoziare e stabilire accordi espliciti. Il consenso, infatti, non è solo un atto individuale, ma un fenomeno che si costruisce attraverso il dialogo, la comprensione reciproca e la condivisione di significati.

Nel contesto della sessualità, il linguaggio si è rivelato uno strumento essenziale per comunicare desideri, limiti e confini. Il BDSM, in particolare, si fonda su una comunicazione chiara e strutturata, che distingue nettamente la pratica consensuale dalla violenza. L’introduzione di strumenti come la safeword e il safe signal è il risultato di questa necessità: creare un codice condiviso che permetta ai partecipanti di esprimere in modo inequivocabile la volontà di proseguire o interrompere un’esperienza.

La safeword rappresenta, quindi, un’evoluzione naturale del linguaggio all’interno delle dinamiche relazionali e sessuali. La sua funzione non è solo quella di interrompere un’azione, ma anche di rafforzare la fiducia tra i partner, garantendo un ambiente di gioco sicuro e consapevole.

Safeword e Safe Signal: Strumenti di Comunicazione e Consenso

Nel contesto delle pratiche BDSM, la safeword e il safe signal sono strumenti fondamentali per garantire il rispetto dei limiti individuali e mantenere un ambiente sicuro. Il BDSM, infatti, si basa su un principio insindacabile: il consenso informato e revocabile. Affinché tale consenso possa essere comunicato in modo chiaro, è necessario un linguaggio strutturato, capace di trasmettere informazioni senza ambiguità.


Safeword: il codice verbale della sicurezza

La safeword è una parola o una frase concordata che, se pronunciata, interrompe immediatamente un’azione in corso. A differenza di espressioni come “no” o “fermati”, che in alcune dinamiche di gioco possono essere parte della narrazione erotica, la safeword è un segnale inequivocabile. Una volta utilizzata, qualsiasi attività deve essere sospesa, senza discussioni o interpretazioni.

L’efficacia della safeword dipende dalla sua chiarezza e riconoscibilità. Tradizionalmente, le prime safeword erano termini scelti in modo arbitrario (banana, rosso, lampone), per garantire che non fossero pronunciate accidentalmente. Oggi, molte persone utilizzano il sistema semaforico, in cui:

  • Verde indica che la scena può continuare senza problemi.
  • Giallo segnala un limite vicino o un disagio momentaneo, suggerendo di rallentare o modificare l’intensità.
  • Rosso impone l’arresto immediato dell’attività.

L’uso della safeword non è limitato al bottom, ma è uno strumento utile anche per il top, che potrebbe aver bisogno di fermare la scena per ragioni fisiche, emotive o psicologiche.

Safe Signal: la comunicazione non verbale del consenso

Il safe signal è l’equivalente non verbale della safeword ed è utilizzato quando la comunicazione orale non è possibile. Può essere un gesto, un oggetto da lasciar cadere, un suono specifico o qualsiasi altro segnale concordato che indichi la necessità di fermarsi.

L’uso del safe signal è essenziale nelle scene in cui il partner è imbavagliato, immerso in ambienti rumorosi o fisicamente impossibilitato a parlare. Poiché la comunicazione gestuale può essere più complessa e soggetta a fraintendimenti, è fondamentale testare e affinare il safe signal prima di una scena. Tra le strategie più comuni troviamo:

  • Oggetto da rilasciare: una pallina antistress, un fazzoletto, un bastoncino.
  • Sequenze tattili: battere tre volte su una superficie, stringere e rilasciare la mano del partner.
  • Movimenti del corpo: alzare un dito, chiudere e aprire gli occhi rapidamente, contrarre ripetutamente le dita dei piedi.
  • Segnali sonori: grugnire, schioccare la lingua, emettere suoni ritmici riconoscibili.

Un safe signal efficace deve essere facile da eseguire, immediatamente riconoscibile e privo di ambiguità.

La safeword è una parola o una frase concordata che, se pronunciata, interrompe immediatamente un’azione in corso. A differenza di espressioni come “no” o “fermati”, che in alcune dinamiche di gioco possono essere parte della narrazione erotica, la safeword è un segnale inequivocabile. Una volta utilizzata, qualsiasi attività deve essere sospesa, senza discussioni o interpretazioni.

L’efficacia della safeword dipende dalla sua chiarezza e riconoscibilità. Tradizionalmente, le prime safeword erano termini scelti in modo arbitrario (banana, rosso, lampone), per garantire che non fossero pronunciate accidentalmente. Oggi, molte persone utilizzano il sistema semaforico, in cui:

  • Verde indica che la scena può continuare senza problemi.
  • Giallo segnala un limite vicino o un disagio momentaneo, suggerendo di rallentare o modificare l’intensità.
  • Rosso impone l’arresto immediato dell’attività.

L’uso della safeword non è limitato al bottom, ma è uno strumento utile anche per il top, che potrebbe aver bisogno di fermare la scena per ragioni fisiche, emotive o psicologiche.

Safe Signal: la comunicazione non verbale del consenso

Il safe signal è l’equivalente non verbale della safeword ed è utilizzato quando la comunicazione orale non è possibile. Può essere un gesto, un oggetto da lasciar cadere, un suono specifico o qualsiasi altro segnale concordato che indichi la necessità di fermarsi.

L’uso del safe signal è essenziale nelle scene in cui il partner è imbavagliato, immerso in ambienti rumorosi o fisicamente impossibilitato a parlare. Poiché la comunicazione gestuale può essere più complessa e soggetta a fraintendimenti, è fondamentale testare e affinare il safe signal prima di una scena. Tra le strategie più comuni troviamo:

  • Oggetto da rilasciare: una pallina antistress, un fazzoletto, un bastoncino.
  • Sequenze tattili: battere tre volte su una superficie, stringere e rilasciare la mano del partner.
  • Movimenti del corpo: alzare un dito, chiudere e aprire gli occhi rapidamente, contrarre ripetutamente le dita dei piedi.
  • Segnali sonori: grugnire, schioccare la lingua, emettere suoni ritmici riconoscibili.

Un safe signal efficace deve essere facile da eseguire, immediatamente riconoscibile e privo di ambiguità.

Oltre il BDSM: Versatilità della Safeword e del Safe Signal

Sebbene siano strumenti nati all’interno della comunità BDSM, safeword e safe signal hanno trovato applicazione in contesti molto più ampi, dimostrandosi utili per migliorare la comunicazione e il rispetto reciproco in diversi ambiti relazionali e professionali. Il loro utilizzo si estende a situazioni come discussioni di coppia, contesti medici, esperienze sociali, giochi di ruolo e persino in ambito lavorativo.

La creazione di un codice di sicurezza condiviso consente di costruire uno spazio di fiducia, in cui ciascun individuo può sentirsi libero di esprimere il proprio benessere o disagio in modo efficace e senza paura di giudizio.

Safeword e Better Sex: Comunicazione, Benessere e Sicurezza Emotiva

La sessualità è un’esperienza profondamente personale, influenzata non solo dal desiderio fisico, ma anche dalla dimensione psicologica ed emotiva. L’idea che il sesso sia “spontaneo” e che i partner debbano capirsi senza bisogno di parole è uno stereotipo dannoso, rafforzato dalla narrazione romantica e dai media. Al contrario, numerosi studi dimostrano che una comunicazione chiara e consapevole tra i partner è uno dei fattori chiave per una sessualità soddisfacente e sicura.


La Safeword come strumento di benessere e fiducia

L’introduzione della safeword in una relazione sessuale, anche non BDSM, è un atto di cura reciproca. Stabilire una parola di sicurezza non è un segnale di freddezza o mancanza di spontaneità, ma piuttosto un modo per creare un ambiente in cui entrambi i partner possano esplorare il piacere senza timori.

Uno studio condotto dalla Society for the Scientific Study of Sexuality (SSSS) ha evidenziato come la comunicazione esplicita durante il sesso migliori il livello di soddisfazione e riduca il disagio psicologico. In particolare, il modello del consenso esplicito è associato a un aumento del benessere emotivo e alla riduzione di ansia e stress sessuale. Un’indagine della Kinsey Institute for Research in Sex, Gender, and Reproduction ha rilevato che le coppie che praticano il BDSM e utilizzano safeword riportano livelli di intimità e connessione emotiva più elevati rispetto alle coppie che non adottano strumenti strutturati di comunicazione.

Sicurezza emotiva e regolazione dei limiti personali

Il concetto di safety, sane, consensual (SSC), fondamentale nel BDSM, è applicabile anche al sesso vanilla. In una relazione, sapere che si può esprimere liberamente il proprio limite senza timore di essere giudicati è un elemento chiave della sicurezza emotiva. La safeword permette ai partner di sperimentare nuove dinamiche con la consapevolezza che possono fermarsi in qualsiasi momento, eliminando l’ansia da prestazione e il timore di oltrepassare limiti indesiderati.

Spesso, in una relazione sessuale, il consenso viene dato per scontato, ma il desiderio può cambiare nel corso di un incontro. Il modello del consenso dinamico, sostenuto dalla American Psychological Association (APA), sottolinea l’importanza di verificare costantemente lo stato emotivo del partner. La safeword diventa quindi un modo efficace per gestire le emozioni in tempo reale, evitando situazioni in cui una persona si sente costretta a continuare per non deludere l’altro.

Oltre il sesso: il valore della safeword nelle relazioni di coppia

L’uso di una safeword non si limita all’ambito erotico, ma può essere uno strumento di gestione delle dinamiche relazionali. In molte coppie, una safeword può essere utilizzata per:

  • Interrompere discussioni accese, segnalando il bisogno di una pausa prima che la conversazione diventi distruttiva.
  • Esprimere disagio emotivo, senza dover entrare immediatamente in spiegazioni dettagliate.
  • Superare blocchi legati a traumi passati, fornendo una via d’uscita sicura da situazioni che possono riattivare trigger psicologici.

L’introduzione di una safeword nella quotidianità rafforza la fiducia e dimostra che la relazione si basa sul rispetto reciproco, non significa “rovinare la magia”, ma piuttosto creare un ambiente di sicurezza e complicità. La capacità di comunicare limiti e desideri senza paura è ciò che distingue un’esperienza sessuale realmente appagante da una basata su aspettative mute e spesso irrealistiche.

Il sesso migliore non è quello senza parole, ma quello in cui entrambi i partner si sentono ascoltati, rispettati e liberi di esplorare il piacere senza timore.

Oltre il BDSM: Quando la Safeword Diventa uno Strumento Quotidiano

1. Un litigio evitabile
Giulia e Marco stavano insieme da cinque anni e, come in tutte le relazioni, ogni tanto discutevano. Marco aveva un modo di confrontarsi molto diretto, mentre Giulia tendeva a chiudersi in sé stessa quando si sentiva sopraffatta. Durante una discussione particolarmente accesa, lei aveva provato a spiegare che aveva bisogno di prendersi qualche minuto per calmarsi, ma Marco continuava a incalzarla. Finché, esasperata, lo aveva liquidato con un “Basta, vattene!”.
Dopo quell’episodio, decisero di adottare un sistema diverso: una safeword. Scelsero la parola “nebbia”. Ogni volta che uno dei due sentiva che la conversazione stava degenerando, poteva dirla e l’altro sapeva che era il momento di fare un passo indietro. Il risultato? Meno litigi e discussioni più costruttive.

2. Una barriera contro il disagio
Martina aveva sempre trovato difficili gli ambienti sociali. Andare a una festa o trovarsi in un locale pieno di gente la metteva a disagio, e spesso faticava a spiegare ai suoi amici quando voleva andarsene senza sembrare scortese. Così, con la sua migliore amica, decise di stabilire un codice: se diceva “non trovo le chiavi”, significava che voleva andar via senza dover dare spiegazioni. Bastava quella frase e l’amica la aiutava a uscire dalla situazione senza imbarazzo.

3. Un’ancora durante la terapia
Durante le sedute con il suo psicologo, Andrea lavorava su eventi del passato che riaprivano ferite emotive profonde. C’erano momenti in cui il discorso si faceva troppo intenso, ma interrompere all’improvviso lo faceva sentire in colpa, come se stesse evitando il problema. Il terapeuta gli propose di scegliere una safeword. Andrea scelse “blu”. Ogni volta che la pronunciava, la conversazione si interrompeva, permettendogli di riprendere fiato senza sentirsi costretto a forzare oltre il suo limite emotivo.4. Un segnale di emergenza
Sara stava andando a un appuntamento al buio. Non era spaventata, ma voleva sentirsi sicura. Con la sua coinquilina, concordò un messaggio in codice: se le avesse scritto “tutto bene con Flavio”, significava che la serata procedeva senza problemi. Ma se invece avesse inviato “Flavio ha preso il cane”, significava che voleva una scusa per andarsene e che l’amica doveva chiamarla con un’emergenza inventata.

5. Il confine tra dolore e resistenza
Durante una seduta di fisioterapia, Luca stava facendo degli esercizi per recuperare la mobilità della spalla dopo un infortunio. Il terapeuta gli spiegò che il dolore era normale, ma non doveva diventare insopportabile. Per evitare di chiedere continuamente se poteva fermarsi, stabilirono un segnale chiaro: se diceva “rosso”, l’esercizio si interrompeva immediatamente. Se invece diceva “giallo”, significava che il dolore era forte ma ancora gestibile. In questo modo, riuscirono a lavorare in sicurezza, senza il rischio di superare la soglia del dolore.

La safeword, nata per il BDSM, è in realtà uno strumento potente e universale. Il suo utilizzo va ben oltre la sessualità: aiuta a gestire emozioni forti, a rispettare i propri limiti e a sentirsi più sicuri in contesti diversi. In ogni relazione – romantica, professionale, terapeutica o amicale – la possibilità di esprimere un limite senza paura di essere giudicati crea un ambiente più sano e rispettoso.

La Safeword nel BDSM: Storia, Regole e il Sistema Semaforico

Le Origini della Safeword nel BDSM

L’uso della safeword nel BDSM non è antico quanto le pratiche di dominazione e sottomissione, che esistono da secoli, ma è un concetto relativamente moderno. Fino agli anni ‘60 e ‘70, il BDSM era un mondo sommerso e privo di regolamentazioni condivise. Non esistevano linee guida ufficiali e, in molti casi, i confini tra gioco erotico e abuso erano più sfumati di quanto si creda.

Con la nascita dei primi club BDSM negli Stati Uniti e in Europa, la comunità cominciò a sviluppare regole condivise per rendere le pratiche più sicure e consensuali. Fu in questo contesto che nacque l’idea della safeword, un codice verbale che permetteva di fermare immediatamente un’interazione senza dover giustificare o spiegare. Il primo documento scritto che cita le safeword in un contesto BDSM risale agli anni ‘80, quando vennero adottate nei circoli Leather e nelle comunità gay BDSM.

Inizialmente, le safeword erano parole arbitrarie e insolite, scelte per evitare confusione con le espressioni tipiche del gioco erotico. Erano popolari parole come “banana”, “fragola” o “marmellata”. Solo in seguito venne introdotto un sistema più strutturato: il sistema semaforico, che rese la comunicazione più immediata e universalmente comprensibile.

Il Sistema Semaforico: Un Metodo Universale

Il sistema semaforico è oggi una delle modalità più comuni per esprimere il consenso e modulare l’intensità di una scena. Si basa su tre livelli di comunicazione:

  • Verde → Significa che tutto procede bene, la scena può continuare senza problemi.
  • Giallo → Indica che ci si sta avvicinando a un limite o che è necessario modificare qualcosa senza interrompere del tutto la scena.
  • Rosso → È l’arresto immediato. Quando viene pronunciato, la scena si interrompe completamente, senza eccezioni.

Il vantaggio di questo sistema è che consente una comunicazione immediata, senza bisogno di interrompere il flusso dell’interazione con spiegazioni dettagliate. È utile soprattutto nelle scene in cui il bottom potrebbe non voler fermare tutto, ma ha bisogno di ridurre l’intensità.

Come Usare Correttamente una Safeword

1. Concordarla prima della scena
Una safeword deve essere stabilita prima di iniziare una sessione. Non deve mai essere improvvisata o lasciata al caso. È utile discuterne con il partner, assicurandosi che entrambi abbiano ben chiaro il suo significato e le modalità d’uso.

2. Testarla in situazioni diverse
Non tutte le safeword funzionano in ogni contesto. Se si prevede che il bottom possa avere difficoltà a parlare, è importante integrare un safe signal, un gesto o un suono alternativo.

3. Rispettarla sempre, senza eccezioni
Quando una safeword viene pronunciata, la scena deve fermarsi immediatamente. Non deve mai essere messa in discussione o ignorata, indipendentemente da quanto si sia coinvolti nel gioco.

4. Verificare lo stato emotivo dopo l’uso della safeword
Dopo una scena interrotta con una safeword, è buona pratica dedicare del tempo al debriefing. Chiedere come si sente il partner, capire cosa non ha funzionato e discutere eventuali aggiustamenti per il futuro aiuta a rafforzare la fiducia reciproca.

Errori Comuni nell’Utilizzo della Safeword e Come Evitarli

1. Non prenderla sul serio
Uno degli errori più gravi è sottovalutare l’importanza della safeword. Se una delle parti inizia a vedere la safeword come un elemento opzionale, l’intero principio del consenso viene messo a rischio. Ignorare una safeword significa trasformare il BDSM in abuso.

2. Scegliere parole poco pratiche
Alcune parole di sicurezza sono difficili da pronunciare, soprattutto in situazioni di stress o affaticamento. Una safeword deve essere semplice, chiara e immediata.

3. Dimenticarsi di verificare il suo utilizzo
Non basta stabilire una safeword: bisogna anche assicurarci che il partner sia in grado di usarla. Alcuni bottom inesperti potrebbero avere paura di usarla per non “rovinare il gioco”. È responsabilità di entrambi assicurarsi che venga rispettata senza esitazioni.

4. Pensare che il Top non ne abbia bisogno
Esiste un pregiudizio secondo cui solo il bottom dovrebbe avere una safeword. In realtà, anche il Top ha il diritto di interrompere la scena se si sente a disagio, stanco o emotivamente sopraffatto.

5. Non prevedere alternative in caso di difficoltà
Se il bottom è imbavagliato o impossibilitato a parlare, non avere un safe signal alternativo può diventare pericoloso. È essenziale stabilire sempre un piano di emergenza per garantire la sicurezza in ogni condizione.La safeword non è un semplice accessorio del BDSM, ma una colonna portante della sicurezza e del rispetto reciproco. La sua corretta applicazione garantisce che le esperienze siano sempre consensuali, proteggendo entrambe le parti e rafforzando il legame di fiducia. Comprendere la sua storia, applicarla con precisione e rispettarla senza eccezioni permette di mantenere il BDSM all’interno del suo vero significato: un gioco consapevole tra adulti consenzienti, sicuri e responsabili.

Safe Signal: Quando le Parole Non Sono un’Opzione.

Il linguaggio verbale è uno degli strumenti più efficaci per comunicare limiti e necessità, ma ci sono situazioni in cui parlare non è possibile. Che si tratti di una scena di bondage con un bavaglio, di un ambiente rumoroso o di una condizione fisica che impedisce l’uso della voce, i safe signal diventano una necessità per garantire sicurezza e consenso continuo.

Un safe signal è l’equivalente non verbale della safeword. Può essere un gesto, un suono o un segnale visivo, stabilito tra i partner prima della scena, per comunicare immediatamente il bisogno di fermarsi o modificare un’azione.

Come Creare un Safe Signal Efficace

La scelta di un safe signal non può essere casuale. Deve rispettare quattro principi fondamentali:

  1. Deve essere chiaro e facilmente riconoscibile → Un segnale confuso potrebbe non essere notato in tempo.
  2. Deve essere accessibile in ogni posizione o stato fisico → Alcuni gesti possono diventare impossibili se il corpo è immobilizzato.
  3. Non deve essere confondibile con il normale flusso della scena → Un suono o un movimento abituale potrebbe essere interpretato come parte del gioco.
  4. Deve essere testato prima della sessione → È importante provare il segnale in condizioni simulate per assicurarsi che funzioni.

Esempi Pratici di Safe Signal

1. Oggetti Rilasciabili: il Metodo della Presa

Uno dei metodi più semplici è dare alla persona legata un oggetto da stringere e poi lasciar cadere in caso di necessità. Questo metodo è efficace perché richiede uno sforzo attivo per mantenere la presa e il rilascio è un’azione involontaria se il corpo è sotto stress.

Esempi: Una pallina antistress, Un fazzoletto, Una campanella piccola, Un mazzo di chiavi.

2. Segnali con il Corpo: Movimenti Intenzionali

Alcuni segnali possono essere fatti attraverso movimenti ripetuti o intenzionali del corpo, che indicano chiaramente un disagio o la necessità di fermarsi.

Esempi: Aprire e chiudere le mani tre volte di seguito, Sbattere rapidamente le palpebre in modo evidente, Muovere i piedi avanti e indietro in modo ritmico o Contrarre e rilassare la mascella ripetutamente

3. Suoni Non Verbali: Quando la Voce è Occupata

Se la bocca è ostruita da un bavaglio, il suono resta una possibilità, purché sia chiaro e non confondibile con gemiti o rumori di piacere.

Esempi: Humming ritmico (mmm-mmm-mmm), Battere i denti in un certo modo, Soffiare rumorosamente dal naso, Fare un suono gutturale ripetuto

4. Segnali Visivi: Luce e Ombre

Se l’ambiente è scarsamente illuminato o c’è distanza tra Top e Bottom, si può usare un sistema visivo per comunicare.Esempi: Una piccola torcia da accendere e spegnere, Un bastoncino luminoso fluorescente da rompere per segnalare un problema, Una carta colorata da mostrare (rosso per fermarsi, giallo per ridurre l’intensità).

Personalizzare il Safe Signal per la Coppia

Ogni coppia deve trovare il proprio metodo di comunicazione che funzioni meglio per le loro dinamiche di gioco e esigenze fisiche. Il processo di personalizzazione segue gli stessi passi della Safeword

Errori Comuni e Come Evitarli

1. Scegliere un segnale poco pratico
Un safe signal non deve essere scelto solo perché “sembra bello”. Deve essere efficace in qualsiasi condizione. Ad esempio, usare un gesto con le mani in una scena dove le mani sono legate è un errore.2. Non testarlo prima della sessione
Non basta concordare un segnale: bisogna provarlo prima di iniziare il gioco, per assicurarsi che funzioni in pratica e non solo in teoria.

3. Ignorare il segnale o non riconoscerlo
Se il Top non presta attenzione al Bottom, il segnale potrebbe passare inosservato. La soluzione è mantenere un contatto visivo o un check periodico.

4. Cambiare segnale senza accordo
Una volta stabilito un safe signal, non deve essere modificato senza discussione. La coerenza garantisce sicurezza.Il safe signal è più di un’alternativa alla safeword: è un elemento cruciale per la sicurezza e il consenso, che consente a tutti i partecipanti di sentirsi protetti anche in condizioni di gioco più intense. Personalizzare il segnale in base alla situazione e testarlo prima di ogni sessione è la chiave per garantire un’esperienza piacevole e sicura.

Safe Word e CNC (Consensual Non-Consent): Il Confine tra Gioco e Realtà

Capire il CNC: Quando il Consenso si Simula, ma non si Perde Mai

Il Consensual Non-Consent (CNC) è una delle pratiche più delicate e complesse nel BDSM. Si tratta di un gioco di ruolo in cui si simula l’assenza di consenso, mantenendo però un controllo totale sulla sicurezza e sulla volontarietà dell’esperienza. Il CNC può includere scenari come rapporto di forza, coercizione fittizia, prigionia, giochi di caccia, rapimento simulato e interrogatori, dove uno dei partner assume il ruolo di chi impone l’azione, mentre l’altro interpreta il ruolo di chi la subisce.

Ciò che distingue il CNC da una reale violenza o abuso è un elemento essenziale e insostituibile: il consenso informato, negoziato e revocabile in ogni momento. Anche se durante la scena si possono sentire parole come “No”, “Basta” o “Non voglio”, il consenso resta il pilastro centrale.

Per questo motivo, la safeword è ancora più fondamentale nel CNC, perché rappresenta l’unico strumento reale di interruzione e tutela del partecipante sottomesso. Senza una safeword chiara e rispettata, il confine tra gioco e abuso rischia di diventare pericolosamente sfumato.

Esempi Narrativi: La Safeword come Confine del Gioco

1. Il Rapimento Simulato e la Parola di Sicurezza

Alessia e Matteo praticavano CNC da anni. Avevano un’intesa perfetta, e il loro gioco preferito era il rapimento simulato. Prima di iniziare, Alessia sapeva che Matteo sarebbe entrato in casa sua all’improvviso, legandola e trascinandola via. La sensazione di vulnerabilità la eccitava, ma proprio perché si trattava di un gioco intenso, avevano stabilito una safeword chiara: “tramonto”.

Matteo l’aveva sorpresa mentre leggeva sul divano. Senza preavviso, le aveva coperto la bocca e le aveva sussurrato all’orecchio: “Non fare rumore, vieni con me”. Aveva sentito il cuore battere forte mentre lui la ammanettava e la sollevava in braccio, portandola nella stanza preparata per il gioco.

Tutto stava andando secondo i piani, finché Alessia non sentì una fitta improvvisa alla spalla. Il suo corpo si irrigidì, il dolore le fece perdere il respiro per un attimo. “Aspetta”, pensò, “non va bene”. Ma nel gioco lei doveva opporsi, doveva dire “No” e “Lasciami stare”, esattamente come avrebbe fatto nella finzione.

Senza esitazione, pronunciò la safeword. “Tramonto”.

Matteo si fermò immediatamente, sciogliendo la presa e guardandola negli occhi. “Tutto bene?” le chiese, tornando ad essere il suo compagno, non più il rapitore.

Lei annuì, massaggiandosi la spalla. “Sì, mi sono solo fatta male. Possiamo riprendere, ma fai più attenzione quando mi sposti”.

Quella pausa di pochi secondi aveva salvato la scena, permettendo loro di continuare in sicurezza.

2. Il Gioco di Forzatura e il Confine Emotivo

Andrea aveva sempre voluto esplorare un gioco di forzatura consenziente, in cui il suo partner, Riccardo, lo avrebbe trattenuto e costretto a obbedire senza ascoltare le sue suppliche. Era un’esperienza intensa, che richiedeva una grande fiducia reciproca.

Prima di iniziare, avevano discusso tutti i dettagli:

  • Quali tipi di contatto erano accettabili
  • Fino a che punto si poteva spingere la lotta
  • Come gestire l’aspetto psicologico del gioco

La safeword concordata era “vetro”. Se Andrea avesse detto “No”, Riccardo avrebbe ignorato la protesta, perché faceva parte della scena. Ma se avesse detto “Vetro”, tutto si sarebbe fermato all’istante.

Dopo venti minuti di gioco, Andrea si sentì sopraffatto. Non fisicamente, ma mentalmente. Il ruolo che stava interpretando gli ricordò un episodio del passato, qualcosa di irrisolto. Una sensazione scomoda cominciò a salire dallo stomaco alla gola, la mente si offuscò.

“Vetro”, disse a bassa voce.

Riccardo si fermò subito, allentando la presa e accarezzandogli i capelli. “Ehi, va tutto bene. Sono qui”.

Andrea respirò profondamente, tornando alla realtà. “Sì, sì. Solo un flash mentale, non me lo aspettavo”.

Un abbraccio, una parola rassicurante, e in pochi minuti si sentì di nuovo a suo agio. Il gioco era finito, ma la fiducia tra loro era rimasta intatta.

Precauzioni Essenziali nel CNC: Il Ruolo della Safeword

Il CNC, per quanto intenso ed emozionante, non può prescindere da un sistema di sicurezza ben definito. Ecco gli aspetti da considerare:

  • Definizione chiara della safeword → Non deve essere una parola confondibile con i dialoghi della scena. Deve essere un segnale netto e inequivocabile.
  • Check-in prima e dopo la scena → Un buon Dominante chiede sempre al sottomesso se è pronto prima di iniziare, e verifica il suo stato emotivo dopo.
  • Patti chiari prima di iniziare → Il CNC è una dinamica avanzata e va negoziato con grande attenzione. Limiti assoluti e confini personali devono essere rispettati senza eccezioni.
  • Nessuna pressione nel mantenere la scena → Se il bottom usa la safeword, non deve mai sentirsi in colpa. Non si “rovina il gioco”: si protegge il benessere della coppia.
  • Adattare la scena al vissuto emotivo → Se una scena tocca un trauma o un evento passato, è meglio sospendere e discutere con calma.

Errori Comuni nel CNC e Come Evitarli.

  1. Credere che il CNC elimini il concetto di safeword
    Alcuni pensano che il CNC debba essere “più vero” e che eliminare la safeword lo renda più intenso. Errore gravissimo. Il CNC è una simulazione, non un’autorizzazione all’abuso.
  2. Scegliere una safeword ambigua o difficile da pronunciare
    Durante una scena intensa, la voce può farsi tremante, il respiro irregolare. Una parola difficile potrebbe non essere udibile. Meglio una parola breve e immediata.
  3. Non prevedere un Safe Signal in caso di immobilizzazione
    Se il sottomesso è imbavagliato o impossibilitato a parlare, è obbligatorio avere un segnale alternativo per garantire la sicurezza.

Il CNC può essere una delle esperienze più coinvolgenti e profonde nel BDSM, ma solo se gestito con la massima consapevolezza. La safeword non è un’opzione, ma un pilastro irrinunciabile di ogni scena ben costruita. Garantisce sicurezza, rispetto reciproco e la possibilità di esplorare anche gli scenari più audaci senza rischi emotivi o fisici.

Conclusione: La Safeword come Pilastro di Consenso e Comunicazione

Il Ruolo della Safeword nel BDSM e nella Comunicazione Relazionale

La safeword non è solo un semplice meccanismo di sicurezza, ma un fondamento strutturale del consenso consapevole e della comunicazione efficace. La sua funzione principale è fornire un confine chiaro e rispettato, permettendo a chi la usa di interrompere o modulare un’interazione senza timore di essere ignorato o giudicato. Questo non solo previene rischi fisici o emotivi, ma rafforza la fiducia reciproca e crea un ambiente di esplorazione sicuro.

Nel BDSM, il concetto di consenso informato, entusiasta e revocabile è imprescindibile. La presenza di una safeword non indica una fragilità o una mancanza di resistenza, ma un metodo di regolazione attiva della dinamica di potere. Chi la utilizza sta esercitando il proprio diritto a definire i propri limiti, mantenendo il controllo della propria esperienza.

La safeword non è solo per il sottomesso (bottom), ma anche per il dominante (top). Entrambi i partecipanti possono trovarsi in una condizione in cui vogliono o devono fermarsi per vari motivi, che siano di natura fisica, emotiva o psicologica. La comunicazione costante e la possibilità di utilizzare un segnale inequivocabile rafforzano il senso di rispetto reciproco e rendono il BDSM una pratica sicura e consapevole.

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Link utili :

CNC : https://www.youtube.com/watch?v=DTIcvifGHck

Instagram : https://www.instagram.com/maestrobd2/

Articolo sul CNC: https://www.davidelagreca.com/2024/06/06/consenso-non-consensuale/

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Comunicazione, Autostima e Relazioni. Chiedere scusa è un atto potente. È un gesto che può riparare, ristabilire equilibri e dimostrare consapevolezza. Ma cosa succede quando le scuse diventano un’abitudine automatica,

Safeword e Safe Signal

L’evoluzione del linguaggio e la comunicazione del consenso Il linguaggio è una delle più straordinarie conquiste dell’essere umano. La sua evoluzione non è stata soltanto un progresso cognitivo, ma anche