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Tempo : relazioni , vita e gestione

Il tempo condiviso: equilibrio, cura e relazioni multiple

Tempo è una parola che tutti usiamo, ma raramente interroghiamo davvero. La sua etimologia ci porta al latino tempus, legato al concetto di misura, di porzione, di scansione ordinata degli eventi. Non ha nulla a che fare con Chronos, la personificazione del tempo nella mitologia greca, spesso confuso con Kronos, il titano divoratore. In realtà, tempo nasce come qualcosa che si misura, si taglia, si organizza. E questa origine ci accompagna ancora oggi: nella quotidianità, il tempo è ciò che cerchiamo di controllare, incastrare, salvare.

Eppure, non è solo un meccanismo lineare. Nella storia della filosofia, il tempo è stato pensato come flusso inarrestabile, ma anche come ciclo, come ritorno. Da Aristotele a Sant’Agostino, da Newton a Heidegger, è stato oggetto di riflessione e di poesia. Con la rivoluzione industriale e la modernità, la percezione del tempo cambia ancora: si fa produttivo, lineare, da gestire e non da vivere. Oggi, nell’era digitale, il tempo ci sfugge e ci ingloba, scorre tra notifiche e frammenti.

Ma cosa accade quando il tempo entra in relazione con… le relazioni?

Tempo e relazioni personali

Il tempo è il vero cuore pulsante della vita relazionale. Ogni relazione ha bisogno di tempo: tempo per nascere, per crescere, per essere nutrita. In una società che ci spinge all’efficienza, è facile dimenticare che dedicare tempo è un gesto di cura. Ancora di più nelle relazioni poliamorose o in quelle che prevedono dinamiche complesse, come nel BDSM.

Chi vive più relazioni contemporaneamente, con ruoli, bisogni ed equilibri diversi, si trova a dover gestire il tempo in modo consapevole. Questo non significa solo organizzare calendari: significa scegliere come e quando esserci davvero. Il tempo, in queste relazioni, è come una moneta emotiva: va distribuito con rispetto, ma anche con autenticità.

Il tempo intenzionale: qualità, non quantità

Nel poliamore e nelle relazioni complesse, il tempo non basta mai. Ma non è la quantità il nodo cruciale: è la qualità. Il concetto di tempo intenzionale nasce proprio da qui. Non si tratta solo di “stare insieme”, ma di esserci davvero.

Essere presenti significa:

  • eliminare distrazioni (niente multitasking durante una chiamata),
  • avere uno scopo (parlare, ascoltarsi, coccolarsi, progettare),
  • creare rituali (una cena settimanale, un messaggio quotidiano, una passeggiata mensile).

Pochi minuti vissuti con intenzione possono nutrire più di ore trascorse con la testa altrove.

Nelle relazioni a distanza, il tempo intenzionale è ancora più importante. Guardare un film insieme, condividere una playlist, scriversi lettere vere: piccoli gesti che danno spessore a ciò che altrimenti rischia di essere solo un passaggio di messaggi.

Tempo condiviso, tempo personale

Non tutto il tempo di coppia deve essere intenzionale. Anche condividere spazi silenziosi, fare cose diverse nella stessa stanza, “non fare nulla insieme” è prezioso. Il tempo condiviso è quello che ci permette di sentirci a casa l’uno con l’altro, anche senza un obiettivo preciso. È il tempo che stabilizza, che radica.

E poi c’è il tempo per sé. Troppo spesso ci si dimentica che, per poter dare tempo agli altri, bisogna averne anche per sé. Questo vale ancora di più nelle relazioni multiple, dove il rischio è quello di “perdersi” tra le esigenze altrui. Coltivare il proprio spazio non è egoismo, è manutenzione emotiva.

La regola dell’80/20

Una delle strategie più discusse, soprattutto in contesti gerarchici o strutturati, è la regola dell’80/20. Applicata al tempo, significa che l’80% del tempo (o dell’energia) viene dedicato alla relazione principale, e il 20% alle altre. Non è una formula fissa, ma uno strumento di consapevolezza.

Può valere anche al contrario: un partner può soddisfare l’80% dei nostri bisogni, e gli altri il restante 20%. Oppure ancora: l’80% del tempo è armonioso, il 20% di conflitto va considerato parte del gioco. Nessuna relazione è perfetta. Ma trovare un equilibrio tra bisogni, ruoli e disponibilità è un gesto di rispetto.

Quando c’è anche il potere: tempo e relazioni D/s

Le relazioni con scambio di potere introducono un ulteriore livello di complessità. A seconda della dinamica concordata, il tempo può essere:

  • totalmente condiviso (TPE),
  • limitato a sessioni specifiche,
  • definito in base a protocolli e ruoli,
  • orientato a determinati contesti (sessuali, emotivi, pratici).

Qui, il rischio è che il tempo diventi strumento di controllo o di isolamento. È fondamentale ricordare che anche in una dinamica D/s, il tempo per sé, per altre relazioni o per il riposo, resta un diritto. Il Dominante non dovrebbe mai usare il potere per esigere tempo, né per tagliare fuori il partner da altre connessioni sociali o affettive.

Anche chi vive più relazioni D/s deve tener conto del carico emotivo che questo comporta. Gestire il tempo con intelligenza e cura aiuta a evitare sovraccarichi, conflitti e burnout.

Burnout relazionale: quando il tempo finisce

Nel poliamore, nel BDSM, o anche in relazioni monogame complesse, il rischio di burnout relazionale è concreto. Si verifica quando si dà troppo, troppo a lungo, senza recuperare.

I segnali includono:

  • sensazione di esaurimento,
  • calo del desiderio o della presenza emotiva,
  • aumento della frustrazione o del senso di colpa,
  • difficoltà a sentire connessione con gli altri.

La soluzione? Riprendersi il tempo. Tempo per riposare, per non dover dare nulla a nessuno, per ascoltarsi. Nessuna relazione dovrebbe riempire tutto il tempo. Il margine – per respirare, per non fare, per ritrovarsi – è parte dell’equilibrio.

Strumenti pratici per una gestione sana del tempo

Ecco alcune strategie utili per chi vive relazioni multiple, con o senza scambio di potere:

  • Calendari condivisi: strumenti come Notion, Google Calendar o app specifiche per relazioni multiple aiutano a visualizzare e gestire il tempo.
  • Check-in regolari: chiedere come sta l’altro, come percepisce la distribuzione del tempo, se qualcosa va aggiustato.
  • Spazi sicuri per parlare: momenti in cui mettere tutto sul tavolo, con apertura e ascolto attivo.
  • Tempo per sé: bloccare momenti per riposare, coltivare passioni, stare in silenzio.
  • Flessibilità: il tempo cambia, le esigenze cambiano. L’equilibrio perfetto non è statico.

Conclusione

Il tempo è una risorsa limitata, ma anche un linguaggio. Dire “ti dedico il mio tempo” è dire: “ti vedo, ti scelgo, ti riconosco”. In relazioni poliamorose, D/s, queer o non convenzionali, la gestione del tempo non è solo organizzazione, ma cura. Una danza delicata tra rispetto, presenza, desideri e confini.

Coltivare relazioni sane non significa moltiplicare il tempo, ma usarlo meglio. Dare valore al tempo che si ha, invece di rincorrere quello che manca. Perché alla fine, più che il tempo che passa, conta come scegliamo di viverlo.

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La Banca del Tempo – 時の銀行 (Toki no Ginkō)

Un giorno, un giovane monaco salì sul monte per chiedere consiglio al suo maestro.

«Sensei», disse inginocchiandosi, «come posso imparare a vivere bene il mio tempo? Mi scivola tra le dita come l’acqua tra le mani.»

Il vecchio maestro, dai capelli bianchi come la neve di Kyoto, sorrise sotto il suo cappuccio di paglia. Raccolse un pugno di sabbia e lo lasciò cadere lentamente nel vento.

Poi disse:

«Ogni mattina, il Cielo ti offre un dono: ottantaseimilaquattrocento monete d’oro di tempo. Non puoi conservarle, né prenderne in prestito. Alla sera, ciò che non hai usato, svanisce come nebbia sul lago. Ogni giorno, il Cielo te ne offre di nuove, e ogni giorno ti chiede: “Come le spenderai?”»

Il giovane monaco abbassò lo sguardo.
«E se spreco quelle monete, sensei? Se non so come usarle bene?»

Il vecchio rise piano, come il fruscio del bambù nella brezza.

«Allora siediti. Respira. E impara a spendere il tempo come il tè del mattino: con calma, con presenza, con cuore aperto. Nessuno ti chiederà di farne grandi imprese, ma solo di non dimenticare che ogni istante è vita. Ogni respiro è un dono che non torna.»

Da quel giorno, il monaco imparò a inchinarsi al sole quando sorgeva, a camminare lentamente tra le foglie, e a dire “grazie” a ogni nuova moneta invisibile che gli veniva affidata all’alba.

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